Archeologi da tutto il mondo contro Isis: “Se distruggono, ricostruiremo ancora e ancora”

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Quando Palmira, la sposa del deserto, è stata liberata dalle forze di Assad in collaborazione con l'aviazione russa qualche giorno fa, la principale preoccupazione è stata verificare le condizioni del sito dichiarato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità. Secondo quanto riferito dal direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim, la situazione benché disastrosa è meno grave di quanto immaginato.

Se da un lato l'ISIS ha distrutto templi, tombe e l'arco di trionfo - eretto quasi duemila anni fa dai romani per celebrare la vittoria sui persiani - e trafugato vestigia per venderle al mercato nero con il duplice obiettivo di cancellare storia, memoria e identità con una violenza inaudita e rimpinguare le sue casse, dall'altro gran parte delle colonne, l'agorà, le mura e il teatro romano sono rimasti intatti, come testimoniato dal video di Ruptly girato con un drone.

Ad una prima verifica è seguita una valutazione dei danni e la messa in sicurezza di quanto rimasto per evitarne ulteriori. Il desiderio di ricostruzione è molto forte ma non può prescindere dal tempo necessario affinché le operazioni si svolgano nella maniera migliore possibile. Una rete internazionale di archeologi si è messa a lavoro per raccogliere quanto più materiale possibile e stilare un catalogo dei reperti mancanti avvalendosi anche di foto di archivio e operando confronti tra il prima e il dopo l'assedio dell'ISIS durato dieci mesi.

Contemporaneamente, un'altra importante iniziativa viene portata avanti dall'Institute of Digital Archaeology in collaborazione con UNESCO, Università di Oxford, Museo del Futuro di Dubai e governo degli Emirati Arabi Uniti. A partire dal 2016, l'Istituto ha distribuito oltre 5mila fotocamere ad archeologi, turisti e gente comune in Medio Oriente e nel Nord Africa, per realizzare fotografie tridimensionali di monumenti e siti a rischio da inserire nell'archivio open access Million Image Database. L'obiettivo che l'istituto si pone è l'utilizzo delle immagini per la ricerca, la valorizzazione del patrimonio, programmi educativi e la riproduzione in 3D.

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«Questo è il momento che aspettavamo», ha dichiarato al New York Times Roger L. Michael Jr., fondatore e direttore dell'Institute of Digital Archaeology, che collabora con Harvard, Oxford e il Museo del Futuro di Dubai. «Ogni volta che resuscitiamo dalle macerie uno di questi monumenti, mettiamo a rischio il messaggio di paura e di ignoranza che queste persone stanno cercando di diffondere. Se distruggono, ricostruiremo. Se distruggono di nuovo, ricostruiremo ancora.»

Grazie all'Institute of Digital Archaeology e a due società toscane che l'hanno realizzata, il prossimo 19 aprile, a Trafalgar Square, verrà eretta una ricostruzione in scala reale dell'arco di trionfo di Palmira realizzata con materiali italiani attraverso la tecnologia 3D e il lavoro di scultori e robot.

Dopo Londra, l'opera sarà trasferita a New York. L'obiettivo è "riportarla a casa" riproducendola nella città siriana, con materiali locali, per restituire un pezzetto di storia che appartiene all'umanità intera.

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